Che tempismo: oggi taglio di 75 bps!

Oggi è stato piuttosto esilarante.

Il Chief Investment Officer è venuto vicino al nostro desk e ha domandato a ciascuno di noi un parere sul mercato. Arrivato il mio turno, e sapendo che quando pone queste domande “di rito” non gradisce discorsi lunghi e arzigogolati, vado diretto al punto senza indugiare in ragionamenti capziosi:

“andrei short sui titoli finanziari negli Stati Uniti e rimarrei corto sull’azionario in Europa”.

Non l’avessi mai detto: appena finisco di dire “…in Europa”, ecco comparire sui nostri schermi di Bloomberg la notizia in rosso che recita: “FED CUTS FEDERAL FUNDS RATE 75 BASIS POINTS TO 3.5 PERCENT (story to follow)“.

E il mercato prende la palla al balzo, chiudendo largamente positivo in Europa, mentre negli Stati Uniti la notizia non spinge più di tanto le quotazioni (per la cronaca, mentre scrivo lo S&P 500 è sotto dell’1.11%, mentre il Nasdaq perde il 2%).

In sostanza, sono stato smentito dal mercato di fronte al mio capo.

Mi consola leggere stasera che Bill Gross di Pimco ha parlato del taglio del costo del denaro come di un sad testament della Federal Reserve, la quale ha deciso di “salvare” i mercati azionari intervenendo otto giorni prima della riunione usuale.

Vorrei solo riflettere su due punti:

1) se la Federal Reserve ha tagliato di 75 bps senza attendere il meeting del 30 gennaio, la situazione può essere considerata piuttosto grave (e quindi meritevole di ulteriori approfondimenti), oppure, ma spererei che così non fosse, sta cercando di supportare le quotazioni azionarie e in particolare i titoli finanziari, i quali sarebbero i diretti beneficiari di un taglio consistente del costo del denaro (e quindi della loro raccolta);

2) leggendo una nota di Sean Darby, strategist di Nomura, vengo “dirottato” sulla pagina Bloomberg (qui a fianco) che mostra l’andamento odierno (l’ultimo strappo del grafico) del Ted Spread, ovvero il differenziale tra il tasso Libor sul dollaro e il rendimento dei T-Bills. Questo è un indicatore molto seguito negli Stati Uniti che tipicamente segnala la percezione dei credit-risks all’interno del sistema economico: se lo spread si allarga (come è capitato oggi) il messaggio è quello di un aumento del rischio di default da parte delle imprese.

Sean Darby è piuttosto incerto sul significato dell’allargamento dello spread oggi, dopo il taglio di 75 bps da parte della Federal Reserve: si sarebbe infatti atteso un movimento opposto.

Ci sono forse altri writedowns in procinto di essere annunciati (magari in Europa e in Asia)?

Ci sono forse altre cattive notizie che si stanno addensando all’orizzonte?

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