La Storia raccontata da un’idiota

Shakespeare – vissuto nel secolo che vide l’inizio dell’ascesa europea alla conquista dei mondi allora appena conosciuti – fece dire al suo Macbeth che la vita “è una storia raccontata da un idiota, piena di rumori e di rabbia, che non significa niente”. Se così fosse, allora davvero la vita umana sarebbe soltanto frastuono e furia, senza alcun ordine e destinata a un’evoluzione e progressione puramente caotica. Tuttavia, sfidando Macbeth e pur senza fare affidamento su complessi modelli statistico-predittivi, credo sia possibile intravvedere una logica nello sviluppo “autonomo” della Storia.

Questo terzo trimestre richiede quindi una previsione di breve termine, utile a farci trascorrere le calde vacanze estive con pensieri più o meno sereni (sapere è meglio che ignorare, sebbene talvolta sia preferibile il contrario…). Le tematiche geopolitiche reclamano a gran voce un posto d’onore: innanzitutto il paleodramma europeo, che difficilmente vivrà un’appagante risoluzione nel giro delle prossime settimane; quindi, la degenerazione della crisi in Siria, sullo sfondo della quale giocano una partita importante Russia e Iran da una parte, e NATO e Turchia dall’altra (con Israele che fa capolino); infine, la tanto attesa transizione politica in Cina, con il passaggio di consegne a un nuovo Politburo, il quale potrebbe addirittura vedersi ridotto nel numero dei componenti del supremo consesso. Ovviamente, sullo sfondo, prosegue il tappeto sonoro dei disturbi macroeconomici che – alcune volte come conseguenze, altre volte come cause – sono legati a doppio filo con le problematiche geopolitiche appena accennate.

Contrariamente a quanto Shakespeare fa dire al suo personaggio, non è difficile prevedere che in Europa l’asse franco-tedesco andrà a incrinarsi ulteriormente man mano che si paleseranno le differenze d’impostazione nelle rispettive politiche economiche nazionali: da una parte Parigi, con il suo modello di consumo interno e di elevata spesa statale; dall’altra Berlino, con il suo approccio domestico più austero e il suo maggiore rigorismo fiscale. Le periferie sudiste e nordiste – grazie ai richiami sempre più forti relativamente all’integrazione comunitaria – si allineeranno faziosamente a una o l’altra bandiera, in un vano tentativo di coesione forzosa (anche per trarre benefici nel breve termine) che purtroppo cela in realtà divergenti interessi nazionali e un deficit culturale ancora troppo grande per poter verosimilmente pensare che gli Stati Uniti d’Europa siano realmente possibili. Aggiungiamo a tutto ciò la mancanza di visione – viceversa espressa più volte da Draghi – e l’oggettiva difficoltà a ricevere un mandato politico che permetta all’attuale leadership di promuovere e perseguire un progetto ideale più alto: quello che scopriamo è che i prossimi mesi ci riserveranno ancora molti patemi.

Ma, per spezzare una lancia in favore di Macbeth, potrebbe ancora accadere tutto e il contrario di tutto: citando liberamente il premio Nobel Feynman, è assolutamente possibile vivere nel dubbio e nell’incertezza. Anzi, è forse più interessante vivere nell’ignoranza che avere risposte che probabilmente si riveleranno poi essere sbagliate. Rimaniamo quindi curiosamente in attesa di quello che riusciremo a comprendere dell’evoluzione della Storia recente, sperando che lo “sconto” di questa incertezza non sia tanto gravoso da privare totalmente di significato i nostri umili sforzi di comprensione.

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